Ci avevano raccontato che per sopravvivere nel nuovo millennio non sarebbe più bastato conoscere solo l’inglese e che il cinese e l’arabo erano le lingue del futuro per chi voleva fare business a certi livelli.

Ma oggi che alla lingua araba colleghiamo solo morte e distruzione e a quella cinese gli Yuan con cui interi quartieri e squadre di calcio stanno cambiando proprietà e radici, forse qualcuno inizia a chiedersi se non fosse stato meglio studiare lo Swahili.

Intendiamoci, non che gli investimenti stranieri facciano male in assoluto, ma il mercato cinese, per cui le liberalizzazioni sono ancora un’utopia a vent’anni dalla riconquista di Hong Kong, porterà più ricchezza per i cinesi italiani e in patria, per chi avrà avuto la costanza di studiarne lingua e cultura e pochi altri.

Agli ortodossi del va a dà via i ciap rimangono tre strade: la botta di fortuna, che nella vita ogni tanto capita, rimanere svegli a compilare bandi fino alle quattro di mattina, o iniziare a studiare qualche lingua africana.

Il futuro è lì, Merkel ha deciso, all’alba del giugno 2017, che sì, «Serve un piano Marshall per l’Africa».

Africa in cui la Cina è però arrivata prima. Visite e relazioni, iniziate già durante il regime Maoista, hanno portato nel 2000 alla creazione del Forum per la Cooperazione Cina Africa con definizione di obiettivi politici comuni e aspirazioni di reciproco sviluppo.

Dal 2003 al 2012 gli investimenti cinesi in Africa sono passati da 20 a 200 miliardi. Nel 2014 le importazioni cinesi dall’Africa superano i 200 miliardi di dollari, mentre quelle africane dalla Cina arrivavano a 93.

Il grosso delle relazioni della Repubblica Popolare intessute con il continente africano, cresciute dopo la decolonizzazione europea degli anni 60-70, riguardano ormai diversi Stati.

L’Angola, dove gli investimenti in cambio dell’utilizzo di risorse energetiche hanno portato alla creazione 330 mila posti di lavoro, all’urbanizzazione della capitale Luanda, e al crollo del tasso di povertà passato dal 63% del 2002 al 38% del 2009.

Ancora il Sudan, con cui da più di vent’anni esistono accordi per lo sfruttamento dei suoi giacimenti petroliferi. E ancora accordi per lo sfruttamento di idrocarburi con i governi di Ciad, Mauritania e Guinea Equatoriale.

Da poco la Cina ha annunciato l’apertura di una base militare in Gibuti, paese del Corno d’Africa, dalla quale dare supporto alle operazioni anti pirateria al largo della Somalia.

E poi la Tanzania, dove il porto di Bagamoyo diventerà il più grande del Continente entro il 2045 con investimento stimato in 11 miliardi di dollari.

Ovviamente il Sud Africa dove è in costruzione, alle porte di Johannesburg, una nuova città da 8 miliardi di dollari destinata alle imprese cinesi che stano attualmente investendo in Africa.

Recentemente la Cina ha posto il suo interesse nell’estrazione di cobalto, cruciale per la produzione di batterie elettriche per automobili, nelle miniere del Congo. Dalla Libia allo Zambia, dal Ghana al Mozambico si è fatta però notare anche per un’estrazione frenetica di legno in foreste secolari, olio, oro e avorio illegale.

E poi attenzione a mercati molto poveri come l’Etiopia dove dal 2000 la Cina ha investito, finanziando oltre 12 miliardi di dollari per costruire dighe, strade, impianti di produzione.

Il Kenya finanziando per oltre 4 miliardi di dollari la linea ferroviaria Mombasa Nairobi.

Occhio anche all’Egitto dove i rapporti tra il presidente cinese Xi Jinping e quello egiziano Al Sisi si sono rafforzati negli ultimi anni, tanto da portare all’accordo del 2016  per la realizzazione di 1210 chilometri di linea elettrica e produzione di energia sul Delta del Nilo. Accordo da 650 milioni di dollari con vista sul Canale di Suez.

In tutto questo l’Afrobarometro 2016 che ingloba oltre 36 nazioni africane registra un 63% di gradimento per l’influenza cinese in Africa.

(Fonti: notiziegeopolitiche.net; limesonline.com; ft.com)

Anche il settore Mice presidia da tempo il mercato del Continente Nero. Si è da poco concluso MICE East Africa 2017 Forum & Expo nella capitale d’Etiopia Addis Abeba.

Tra le manifestazioni future in programma, il prossimo 19-20 Aprile a Cape Town si svolgerà invece ibtm Africa. Pronti a migrare?