Ogni cosa al tempo dei social è diventato marketing. O meglio, lo era anche prima, oggi gli si è semplicemente dato un nome.

Nasce così il marketing della nostalgia, che con il recupero di oggetti o facendo leva su ricordi del passato punta a emozionare per vendere.

C’è il marketing d’acchiappo, che vede ragazzi e ragazze curare alla perfezione la propria immagine sui loro profili Instagram con l’obiettivo di conquistare ragazze in giro per il mondo. C’è un mio amico che lo fa con ottimi risultati tra parentesi.

Già meglio del marketing dell’amore venduto al chilo su app come Tinder e Meetic.

C’è il marketing della lamentela, utilizzato soprattutto dalle associazioni che si interfacciano alla politica, sfruttando la leva del ricatto morale per ottenere maggiori finanziamenti, anche se di ‘sti tempi credo funzioni poco.

C’è il marketing dei big data, che analizza ogni nostro movimento e comportamento attraverso l’analisi dei nostri smarthphone. Tra qualche anno saranno collegati agli impianti di aerazione della nostre case e dei nostri uffici, per ottimizzare il consumo dell’energia e chissà che altro.

C’è anche il marketing dei sentimenti che, con il proliferare di video o audio emozionali, sui social o in radio, punta a incoraggiare l’ascoltatore, a risvegliarsi dal torpore, a non rinunciare ai propri sogni. Una seduta psicologica di massa verrebbe da dire, anche se le emozioni a buon mercato fruttano sempre.

Aristotele affermava che il fine ultimo degli uomini è il conseguimento della felicità. Non perché il denaro non possa rendere felici ma perché è più difficile da perseguire.

Come si raggiunge la felicità? Fortunatamente non esiste un marketing per questo.

Per Aristotele la felicità può essere avvicinata in alcuni momenti e non è uno stato perenne. Può essere data dalla mediatezza, il giusto mezzo tra temperanza e intemperanza, tra coraggio e viltà, tra pensiero teoretico e pensiero pratico.

Almeno, questo è quello che ho capito leggendo il primo numero della collana edita dal Corriere della Sera e dedicata al filosofo greco, allievo di Platone, che più di tutti ha influenzato il pensiero, e quindi anche il marketing, dell’occidente.