Era il 1907 quando un giovane Luigi Einaudi, dalle colonne del Corriere della Sera, parlava della “diuturna battaglia” che i contribuenti devono combattere contro lo Stato, arrivando a definire l’evasione come unico strumento di lotta contro “l’esorbitazione del fisco”.

Una pressione talmente ingestibile – continua l’articolo – che costringe avvocati e notai a utilizzare negli atti formule sempre più ingegnose per consentire un risparmio ai propri clienti.

La speranza del futuro Presidente della Repubblica era quella di un fisco che abbassasse le sue pretese in modo da facilitare i pagamenti ed evitare l’evasione.

A distanza di 110 anni non è cambiato molto; qualche tempo fa, un noto esponente del Partito Democratico, oggi in Sinistra Italiana, ex vice Ministro dell’Economia, aveva parlato di “evasione di sopravvivenza”.

Se persino i partiti che storicamente sono stati più vicini ai diritti dei lavoratori arrivano a giustificare il reato di evasione da parte di piccoli e medi imprenditori, vuol dire che la situazione è molto grave, e che i 160 miliardi di cui lo Stato italiano è in credito li vedremo forse un giorno con il cannocchiale, mentre in cielo qualche maiale sperimenta nuove rotte aeree.

Dal 2014 al 2016, nei tre anni di Governo Renzi, il divario dei 160 miliardi è rimasto sostanzialmente immutato, tradendo in questo modo le promesse fatte al Popolo delle Partite IVA e dei liberi professionisti, che tra INPS e IRPEF sono sottoposti a una tassazione tra il 25% e il 40%, con entrate non lontane dalla soglia di povertà stimata oggi in 700 € mensili per i singoli, 1050 € per le famiglie.

Non possono essere i giovani imprenditori e i liberi professionisti a dover pagare buchi miliardari creati dalle scellerate gestioni precedenti.

Recentemente Rudolph Giuliani, ex sindaco di New York, attuale Cyber Security Advisor alla Casa Bianca e tra i più accaniti sostenitori di Donald Trump nella sua corsa alle Presidenziali USA, ha definito il tycoon newyorchese un genio per come, in maniera assolutamente legale, è riuscito a evadere il fisco statunitense.

Quindi cari imprenditori di qualunque settore, non pensate solo a una strategia vincente per la vostra azienda, non pensate solo a trovare i giusti collaboratori e a costruirvi un nome sul mercato.

Pensate anche, ma mi raccomando fatelo nel modo più creativo possibile, a come evadere il fisco.

Ovviamente la mia è una provocazione di chi vorrebbe continuare a fare impresa e pagare le tasse in Italia senza dover trasferire la sede legale e amministrativa all’estero.

Ai duri e puri, che non hanno mai preso un mezzo pubblico a sbafo, che non hanno mai parcheggiato sulle strisce gialle e che non hanno mai comprato prodotti sul mercato nero, va tutto il mio rispetto.

Se tutti fossimo come loro, il mondo sarebbe di certo un posto migliore.