IPW è un acronimo che ha aggiunto International alla parola Pow-Wow, raduno annuale socio-culturale delle tribù dei nativi americani per rivendicare le proprie tradizioni. Oggi l’IPW è l’unico incontro ufficiale dell’offerta turistica statunitense che, in modo organico, si propone alla domanda turistica nazionale e internazionale. La formula vincente è quella di averlo reso itinerante sin dalla prima edizione, indicando con larghissimo anticipo la città che ospiterà l’evento.

Partecipare all’edizione numero 49, tenutasi a Washington DC dal 3 a 7 giugno, è stato emozionante. La location è stata indovinata, considerando il leit motiv della possibile restrizione alle politiche di ingresso negli Stati Uniti operata dalla nuova amministrazione.

L’organizzazione è stata impeccabile, così come la logistica dello splendido centro congressi della Capitale. Molto belli i numerosi eventi collaterali a beneficio di tour operator e stampa; noi giornalisti abbiamo beneficiato di una visita di Washington guidata direttamente dal sindaco Muriel Bowser, che per mantenersi al College si occupava proprio di visite guidate. Spettacolare il concerto di benvenuto nello spazio tra Senato e Casa Bianca, con l’area sotto il palco interamente dedicata ai delegati IPW e con la star emergente Aloe Blacc che si è prestata al mondo del turismo per l’intero week end.

Alla conferenza stampa di benvenuto, il garbato Presidente e CEO di Brand USA, Christhoper L. Thompson, ha cercato di rassicurare i giornalisti di oltre 70 diversi Paesi, palesemente preoccupati dal cambio di rotta percepito rispetto alle politiche del turismo. La sua argomentazione principale: un Paese sicuro per i cittadini è un paese sicuro per i turisti e senza sicurezza non c’è turismo.

Circa 1.300 e tutti molto colorati gli stand dell’offerta, allestiti nell’area dedicata agli incontri. La riproduzione dello Studio Ovale, con tanto di agenti dei Servizi Segreti, rappresentava Washington D.C., mentre la Virginia ha organizzato una scenografica degustazione di ostriche e champagne, il tutto in un ambiente business to business al 100%.

Premetto che la sensazione generale sin dall’arrivo all’aeroporto di New York è stata comunque di essere benvenuti come sempre e che visitando il Paese si ha la chiara percezione di un’economia in costante fermento. Sensazione confermata dalle cifre impressionanti ascoltate durante le varie conferenze stampa: Bill Talbert, istrionico Presidente del Greater Miami Convention & Visitors Bureau, ha raccontato in dettaglio gli enormi investimenti privati messi in atto in città che hanno portato tra l’altro a un rinnovo del centro congressi ed al collegamento ferroviario ad Alta Velocità in Florida. Anche Fred Dixon, Presidente di New York & Company, con fare da navigato anchorman ha aggiornato l’attenta platea su tutte le novità in programma nei prossimi anni, con date e cifre. Un’intera nuova area della città, completa di grattacieli e monumenti, sarà pronta nell’arco di due anni! Ricordiamoci comunque che l’Empire State Building, inaugurato nel 1931, fu costruito in poco più di un anno.

Tra conferenze stampa e sessioni di appuntamenti prefissati, c’è stato anche il tempo per un paio di pranzi da oltre 2.500 persone sedute a tavola, con concerto live annesso.

Alla conferenza della U.S. Travel Association, il brillante Presidente Roger Dow ha risposto con garbo e prontezza alla raffica di domande poste dai giornalisti, rassicurando l’audience con i dati sugli arrivi del primo trimestre negli Stati Uniti, che non mostrano contrazioni. Per marcare le distanze tra ciò che si percepisce leggendo i titoli spesso troppo allarmistici dei giornali e la realtà, ha concluso citando un aforisma del giocatore di baseball Yogi Berra “Nobody goes there anymore. It’s too crowded“. Da parte del consigliere Geoff Ballotti invece una forte critica alle ormai storiche carenze strutturali degli aeroporti americani e alla necessità di intervenire subito per migliorare la situazione del traffico aereo e della gestione dei passeggeri.

Lo slogan della nuova campagna lanciata da un bel video all’IPW da Brand U.S.A. è “One big welcome”. Gli americani tutti, agenti di viaggio e cittadini comuni, mi sono sembrati sinceramente contenti di ricevere turisti provenienti dall’estero e sempre disponibili a socializzare. In un periodo particolare come quello che stiamo tutti vivendo, è importante che tale sensazione sia diffusa il più possibile, magari con l’auspicio che nelle prossime dichiarazioni anche il Presidente Trump ribadisca l’invito a visitare gli Stati Uniti.

Parlando di auspici, sarebbe bello trasferire in Italia un po’ del pragmatismo americano e la capacità di programmazione e di gestione di fondi pubblici e privati. Se non ho difficoltà a comparare l’organizzazione dell’IPW con quella delle aziende che realizzano analoghe manifestazioni in Italia, con un po’ di masochismo paragono i numerosi progetti già esecutivi e in fase di avanzamento delle principali città americane con l’immobilismo assoluto di Bagnoli, nell’ex area industriale di Napoli (Italsider), in attesa di essere riconvertita in area turistico-ricettiva da oltre 25 anni.

Prendo spunto dalla partecipazione all’IPW per una riflessione sulle difficoltà oggettive di coordinare gli investimenti privati in Italia, con leggi certe e una politica costante, che garantirebbero benessere e lavoro, due articoli indispensabili per la crescita di una nazione.