Dopo tanti anni di fiere in giro per il mondo restare piacevolmente colpiti dalla presentazione di una destinazione a vocazione congressuale è sempre più difficile. Certamente i nord europei e gli orientali sono tra i più creativi, noi Italiani abbiamo ancora tanta strada da fare per originalità, creatività, per quel quid che cattura l’attenzione di noi operatori del settore… sempre affamati e desiderosi di novità, ma soprattutto di destinazioni che per forma e contenuto facciano la differenza.

Tra quelle che hanno colpito la mia attenzione durante l’IBTM di Barcellona, che si è svolta dal 29 novembre al 1° dicembre, il Flanders Meeting & Convention Center di Anversa in Belgio, con la trovata #aroomwithaZOO, organizzando la presentazione all’interno di un igloo di plastica color lilla al cui ingresso presiedeva un finto gorilla. Il pay off ideato per l’occasione si ispira, secondo me, a un libro uscito nel 2005 – “A room with a zoo”, dell’autore premio Pulitzer Jules Feiffer – sulla storia di una bambina di 9 anni, Julie, che trasforma la sua stanza in un vero e proprio zoo, innamorata di tutti gli animali del mondo. A distanza di tanti anni dall’uscita di questo libro, la città di Anversa capovolge la trama del libro, affidando alla regina Mathilde del Belgio l’inaugurazione di un moderno e super tecnologico centro congressi all’interno del prestigioso quanto storico Zoo della città, fondato nel 1843, con 7.000 animali e 550 specie, accreditato per fama e premiato per i suoi programmi di ricerca e protezione delle specie animali.

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La possibilità di mettere a disposizione dei delegati congressuali una location dentro l’altra, favorendo l’incontro tra uomo, natura e animali, offre non solo a noi planner ottime chance creative e progettuali, ma ai clienti stessi un’occasione per fare qualcosa di veramente diverso e contribuire in presa diretta a iniziative di sostenibilità ambientale.

E se al posto del classico conference manager ci fosse ad accoglierci #Matadi, il gorilla proveniente dallo Howletts Wild Animal Park di Canterbury (UK) approdato di recente allo zoo di Anversa e diventato immediatamente un vero e proprio protagonista?

Con questo esempio mi rivolgo alle destinazioni e alle location, soprattutto le nostre italiane, che in occasioni di fiere e workshop utilizzano troppo spesso modalità di presentazione stereotipate, obsolete, di vendita e marketing, affidando l’incontro con il buyer a un desk, a una brochure cartacea molto poco sostenibile, a immagini su schermo, lasciando poco spazio alla fantasia, ma soprattutto alle emozioni e al ricordo. E non credo sia un problema di costi, laddove uno stand o un desk non vengono di certo regalati. Il segreto sta nel coinvolgimento, nello stupore di chi compra in presenza o a distanza, attraverso il risveglio del fanciullino – direbbe il Pascoli – che è racchiuso in ciascuno di noi. A mio avviso mancano idee stimolanti e soprattutto difetta la volontà di promuovere una cultura della valorizzazione, dando per scontato che si tratta quasi sempre di “presentazioni tecniche” scandite in un breve lasso di tempo: un alibi che i nostri colleghi belgi e olandesi hanno smontato da anni!