Mi trovo a bere un caffè nella piazzetta di Porto San Paolo (Olbia) davanti all’isola di Tavolara con Piera Detassis, giornalista, saggista, critica cinematografica, direttrice del mensile Ciak, dal 1991 direttrice artistica del Festival del Cinema di Tavolara e dal 2015 presidente Fondazione Cinema per Roma.

Le chiedo che cosa è cambiato nel mondo degli eventi cinematografici negli ultimi 3-4 anni: «Gli eventi avevano una precisa identità, si organizzavano per conoscere il prodotto in uscita, ma non avevano la rete attorno che c’è oggi, era tutto più esclusivo, meno a portata di mano. Inoltre non servono più a chiudere quegli accordi che oggi vengono stabiliti prima o dopo l’evento».

Dunque anche per la cinematografia vale quanto accade nel mondo dei congressi e delle fiere, gli eventi servono a convergere i partecipanti a fare networking per individuare nuove idee e progetti, per scambiarsi opinioni, per valorizzare prodotti e servizi, per alimentare il sacro fuoco della creatività, delle relazioni umane. Per funzionare gli eventi devono trasformarsi in un’esperienza aggregativa emozionale, come accade per il Festival del Cinema di Tavolara, giunto alla sua XXVII edizione, nato da un’idea tra amici, come fosse una start up, e divenuto negli anni un appuntamento fisso nel mese di luglio, atteso ma soprattutto diffuso, in questo tratto di costa gallurese tra la Piazzetta di Porta San Paolo, l’Oasi Naturalistica La Peschiera di San Teodoro e l’osola di Tavolara, parco marino protetto, tutti a distanza di pochi km da raggiungere via terra e via mare, per entrare in empatia con la destinazione.

Il percorso itinerante, che dura una settimana circa, coinvolge attori, registi, produttori e pubblico in un improvement turistico e culturale, come sottolinea Piera Detassis, grazie alla volontà e alla complicità dei politici e delle istituzioni locali. Questo è un aspetto determinante per rafforzare il senso di aggregazione e di community e di fidelizzazione con il Festival, l’organizzazione, il territorio e tutti gli stakeholder che ne fanno parte. Qual è dunque il segreto del successo di questa Tavolara Experience, che quest’anno ha visto tra le presenze più note Jasmine Trinca, Pierfrancesco Favino, Lino Guanciale, Walter Veltroni, Gianfranco Gallo, Sou Abadi, Michele Rho, Vincenzo Alfieri, Anna Ferzetti, Peter Marcias, Donatella Botti, Egidio Trainito, Cristina Donadio? «Prima di tutto il rapporto di fiducia che si è creato nel tempo con il pubblico e gli ospiti, la garanzia della qualità di un festival de charme, condotto al femminile dall’ironica e geniale Geppi Cucciari, dove cadono le barriere dello star system, qualsiasi tipo di egocentrismo viene vanificato. Attori, attrici, registi, personaggi del cinema, della TV e del teatro sono tutti in prima fila ma in maniera naturale, accolgono e vengono accolti tra domande dirette dalla platea, foto, battute, applausi, in una vera e propria ecologia del cinema».

Mi soffermo su quest’ultimo aspetto, dopo aver assistito dal vivo alla consegna dell’ECO CIAK a Pierfrancesco Favino, in quanto l’ecologia dell’evento a mio avviso non è intesa solo come rispetto di buone regole green, che devono accompagnare l’iniziativa, ma come accessibilità e metodo di osservazione, organizzazione, gestione, monitoraggio, valutazione delle reti dal vivo e virtuali, che si costruiscono intorno all’evento stesso, per consentirne la preservazione, la crescita, la durata e la continua trasformazione. Con Piera concordiamo che il digitale oggi incide moltissimo sugli aspetti di marketing e comunicazione rispetto a qualche anno fa. Nel caso del Festival di Tavolara la fanno da padroni Facebook e Instagram, qualche blog e la TV, mentre è quasi nullo il contributo della carta stampata.

Le domando infine se questo Festival è destinato a diventare un evento internazionale. «La risposta è sì, potenzialmente ne avrebbe tutte le caratteristiche, le sfide più grandi da affrontare sono la logistica, in quanto la capacità ricettiva è limitata, e la sponsorship, sempre più ridotta per iniziative ed eventi culturali di questo genere, che hanno bisogno di un sostegno forte sia dal pubblico sia dal privato».

Ci diamo appuntamento al prossimo Festival del Cinema di Venezia a settembre e la invito a conoscere la nostra industria più da vicino al prossimo Global Forum di Roma del 12-14 gennaio 2018, chissà che tra un Ciak e l’altro non nasca una nuova storia tra i nostri due mondi.